Presentazione

di Giorgio Bonomi

LA SCULTURA DI MIRTA CARROLI

Mirta Carroli, tra le varie discipline che segue come nutrimento delle sue sculture, privilegia il teatro e la poesia. Queste, a ben guardare , costituiscono una sorta di humus per la struttura plastica. Il teatro, oltre al testo, è il regno della costruzione dello spazio-la scenoografia-, uno spazio illusionistico tale da creare sensazioni ed emozioni altrettanto quanto il testo e la recitazione. Così Mirta Carroli costruisce i suoi spazi plastici, certamente non in senso “scenografico”, ma trovando consonanza con il fondamento stesso che è alla base della scenografia . Non a caso nello sviluppo del suo percorso artistico Carroli tende, e vi si trova più a suo agio, alla scultura di dimensioni sempre più grandi-si veda, per esempio, il Tempio delle Voci di Brufa ( Perugia )- e, come sul palcoscenico gli spazi, le scene, sono, per così dire, non definitivi, nel senso che si spostano e mutano, così le sculture di Carroli non “chiudono” mai lo spazio definito. La figura della scultura è determinata non dalla pienezza della massa, ma dalla delimitazione dei suoi contorni, dei suoi angoli, sicchè l’esterno del campo definito è sempre in vista e rende l’opera non definitiva, bensì mutevole perché muta il contesto, con la luce, con il tempo… Anzitutto si possono leggere le sue opere, cioè gli elementi costitutivi di queste, come versi che si accostano e si accordano tra di loro. Ogni scultura dell’artista denota un’armonia poetica profonda, nei ritmi, nelle pause, nelle assonanze, nei contrasti: abbiamo così sculture “dure” –si veda La grande promessa- e sculture più “lievi”-come Cresta del gallo o Erpice – d’impatto immediato- per esempio Il grande carro – e di lenta riflessione – per esempio Dorico.
Ma c’è di più. Carroli appartiene a quel genere di artisti che dà grande importanza ai titoli delle opere: ed è proprio in questo che la sua poeticità si dimostra fortemente. I suoi titoli non sono tanto “indicativi” quanto piuttosto “evocativi”, appunto come la poesia. La cultura contadina, la storia più profonda dell’uomo, i desideri dell’umanità, i suoi miti sono tutti elementi che saldano fortemente il titolo al contenuto dell’opera, che non risulta mai frenetica o sfrontata, anzi si offre sempre con equilibrata serenità, semplice nelle sue unità compositive formali, ma assai complessa nei contenuti poetici e riflessivi.

Giorgio Bonomi

THE MIRTA CARROLI SCULPTURE

Mirta Carroli, across fields below as nourishment of his sculptures, prefers the theater  and poetry. These, on closer inspection, are a kind of humus for the plastic structure.The  theater, in addition to the text, is the realm of construction of space-the scenoografia-, one illusionistic space that creates feelings and emotions just as much as the text and acting. So Mirta Carroli builds its plastic spaces, certainly not in the sense, “spectacular” but finding harmony with the very foundation that is the basis of the set design. Not by chance in the development of his artistic career Carroli tents, and there is more at ease, to the increasingly large-scale sculpture, see, for example, the Temple of Brufa Voices (Perugia) – and, as on the stage spaces, scenes, are, so to speak, not definitive, in the sense that move and change, so the sculptures Carroli not “close” never the defined space. The figure of the sculpture is determined not by the fullness of the mass, but the delimitation of its contours, its corners, so that the outside of the defined field is always in sight and makes no definitive work, but because it changes the changing context, light, with time … First of all, you can read his works, that is, the constituent elements of these as ways that they approach and reach agreement among themselves. Each sculpture artist denotes a harmony profound poetic rhythms, in the breaks, in the similarities, contrasts: we have so “hard” -you see sculptures The big promessa – and “mild sculptures” – like Cresta del Gallo or harrow -d’impatto immediato- such as The big Dipper – and slow reflection-for example Doric. But there’s more. Carroli belongs to that kind of artists that gives great importance to the titles of the works: and it is in this that his poetry is strongly demonstrates. His titles are not as “indicative” but rather “evocative”, just like poetry. The peasant culture, the deepest human history, the desires of mankind, its myths are all elements that strongly weld the title to the content of the work, which is never frantic or barefaced, rather it always provides with balanced serenity , simple in its formal compositional unity, but very complex in the poetic content and reflective.

Giorgio Bonomi